Dalla collana “Nugae” della casa editrice Il Melangolo: L’intelligenza degli animali di Plutarco, Prendila con filosofia! di Socrate & C. e La vita sessuale di Kant di Jean-Baptiste BotulChi ha paura della filosofia? Molti, moltissimi, almeno a giudicare dall’avversione che provoca la semplice evocazione del termine: un’avversione esemplificata dalle accezioni negative che la parola ha assunto nel linguaggio comune (fare della filosofia, questa è filosofia!), rimarcando una presunta scarsa utilità di quella attività intellettuale, ritenuta astratta e avulsa dalla concretezza del reale e dai problemi della vita quotidiana. Naturalmente le cose non sono sempre state così. Benedetto Croce sosteneva – lo si legge nella Storia della lingua italiana di Bruno Migliorini – che il cambiamento avvenne nella seconda metà del XIX secolo, quando «il nome di filosofo, la parola filosofia, secolarmente riveriti anche per il concetto che vi si univa di serenità e superiorità morale, divennero nome e parola di scredito, ora deprecati come segno d’insipidi motti e di lazzi triviali».
Invertire il processo non è facile: una mentalità diffusa e ben radicata non muta dall’oggi al domani, anche perché la scuola e gli insegnanti spesso sembrano “remare contro”, per così dire. Ben vengano allora tutte le iniziative di divulgazione e di avvicinamento alla filosofia, che possano provocare l’accensione di quella passione, di quell’amore che è alla radice della parola stessa (come è ben noto, filosofia alla lettera significa ‘amore della sapienza’) ed è all’origine del plurimillenario processo del pensiero.
Tra le iniziative editoriali di divulgazione e di avvicinamento alla filosofia, spiccano diversi libri della casa editrice Il Melangolo di Genova, in particolare quelli della collana “Nugae” (in latino ‘inezie, cose da nulla’), un nome dalle evidenti reminiscenze classiche (da Catullo a Petrarca).

Socrate & C., Prendila con filosofia!, Il MelangoloAncora fresco di stampa è Prendila con filosofia!, un libretto di massime dei pensatori antichi (come autori sono indicati Socrate & C.) da utilizzare come «un piccolo manuale di esercizi», secondo gli insegnamenti di Pierre Hadot – noto studioso francese di filosofia antica, morto nel 2010, di cui Il Melangolo ha pubblicato Elogio di Socrate – riassumibili nella formula «filosofia come modo di vivere». Spiega la Premessa, intitolata Allenati a prenderti cura della vita! (con la filosofia): «A volte, nella loro semplicità, alcune massime possono sembrare quasi banali, a una prima lettura. Ma il punto è proprio questo: per cogliere la verità di queste parole non basta leggerle, occorre esercitarsi nel praticarle. Non tutti gli esercizi sono adatti a tutti i lettori, naturalmente. Ciascuno dovrà crearsi le proprie serie, secondo il gusto e la predisposizione».
In questa chiave, il titolo assume una valenza nuova: non va letto nell’accezione consolatoria molto diffusa di accettazione e sopportazione delle contrarietà della vita quotidiana e del proprio destino, «bensì come un vigoroso incitamento all’allenamento che proviene dalla voce di antichi maestri. Prendila con filosofia! significa dunque: sforzati di prenderti cura della tua vita attraverso gli esercizi filosofici! Diventa padrone della tua esistenza! Allenati a essere libero!». E allora anche la filosofia stessa acquista un nuovo significato: non più una materia oscura e noiosa, ma «un modo di allenarsi a vivere la vita. Un buon modo per prendersi cura di sé e della vita».
Anche se non è passato alla storia come grande pensatore, Plutarco, vissuto tra la metà del I secolo d. C. e il primo quarto del II secolo, è l’esempio di un uomo che, per quanto ne possiamo sapere, deve aver praticato sempre la filosofia, intendendola proprio come stile di vita. Noto soprattutto come scrittore, studiò diversi anni nell’Accademia ad Atene e al platonismo restò sempre fedele, in una visione eclettica e originale, intrisa di profonda religiosità (fu per lunghi anni sacerdote di Apollo a Delfi), che sembra preannunciare lo spirito del neoplatonismo.

Plutarco, L’intelligenza degli animali, Il MelangoloDopo Virtù delle donne e Consolazione alla moglie, Il Melangolo ha di recente pubblicato nella collana “Nugae” la traduzione italiana di un altro scritto di Plutarco: L’intelligenza degli animali, a cura di Francesco Chiossone.
Si tratta di un breve opuscolo (Bruta animalia ratione uti, secondo il titolo latino con cui si citano di solito le 83 Operette morali pervenuteci) con tre personaggi: Odisseo, Circe e Grillo, un uomo trasformato in maiale a cui la maga concede la facoltà di parlare, e che rappresenta il vero protagonista dell’opera plutarchesca. Il dialogo, popolarmente conosciuto anche con il titolo Grillo, è uno scritto surreale molto divertente, un esempio di satira menippea dove Grillo, che non vorrebbe più ritornare uomo, zittisce Odisseo dimostrandogli che gli animali sono superiori agli uomini, «le più sciagurate di tutte le creature!». Negli animali si trovano le maggiori virtù, a partire dal coraggio, che è innato e «presente in ugual misura in entrambi i sessi»; il che non avviene tra gli uomini, il cui «coraggio è in fondo solo il buon senso della paura». D’altronde, gli animali seguono la natura e le sue leggi, che invece gli uomini infrangono di continuo, per assecondare i loro sfrenati desideri, per esempio riguardo al mangiare e al bere o al sesso. Conclude Grillo: «E da quando sono entrato in questo mio nuovo corpo, non faccio che meravigliarmi di quei discorsi con cui certi filosofastri volevano convincermi che tutte le creature, eccetto l’uomo, sono prive di ragione e di intelletto». In definitiva, con L’intelligenza degli animali – che ebbe notevole fortuna durante il Rinascimento e che va letta insieme ad altre due Operette dedicate al mondo animale, Sull’uso della carne (De esu carnium) e Sull’accortezza degli animali (De sollertia animalium) – Plutarco sotto vesti giocose e con un tono leggero sparge semi filosofici, rivelandosi un “moralista” raffinato, dotato di una sensibilità quasi moderna riguardo al rapporto con la natura e ai diritti degli animali: una sorta di animalista ante litteram.
La vita sessuale di Kant

Jean-Baptiste Botul, La vita sessuale di Kant, Il MelangoloA Immanuel Kant, uno dei più grandi filosofi di tutti i tempi, Il Melangolo ha dedicato un altro libretto delle “Nugae”: La vita sessuale di Kant, di Jean-Baptiste Botul, tradotto da Emanuela Schiano di Pepe (lo scritto era apparso originariamente in francese nel 1999). Dalla Presentazione di Frédéric Pagès e dalle note che accompagnano il testo, apprendiamo che l’autore è un «filosofo caduto ingiustamente nell’oblio», nato nel 1896 e morto nel 1947. L’opera è la trascrizione di un ciclo di conferenze che Botul avrebbe tenuto in Paraguay nel 1946, davanti a un uditorio, scrive Pagès, «interamente composto da emigrati tedeschi che avevano fondato una colonia denominata Nueva Königsberg. Erano adepti di Kant che vivevano secondo gli insegnamenti del filosofo di Königsberg. […] Secondo le testimonianze dei rari visitatori di Nueva Königsberg, questi tedeschi si vestivano come Kant, mangiavano, dormivano come lui e facevano ogni pomeriggio la sua stessa passeggiata leggendaria in uno scenario riprodotto che evocava le strade di Königsberg». Sono sufficienti queste righe per comprendere che si tratta di uno scherzo, di un divertissement (termine della tradizione filosofica, pascaliano), creato proprio da Frédéric Pagès, ex insegnante di filosofia e ora giornalista del settimanale satirico francese «Le Canard enchaîné», autore di un piccolo saggio, La filosofia o l’arte di chiudere il becco alle donne, uscito nella traduzione italiana nel 2010 per i tipi del Melangolo, che di Pagès ha in preparazione anche Cartesio e la cannabis.
La lettura delle otto conversazioni della Vita sessuale di Kant è a tratti spassosa: le affermazioni contenute e le citazioni tratte dagli scritti di Kant e dei suoi primi biografi sono per lo più autentiche (da notare che nei riferimenti bibliografici delle note non sono indicate le pagine relative ai passi citati), anche se utilizzate in modo distorto e sulla base di interpretazioni quantomeno discutibili. Esemplare a tale proposito è la sesta conversazione, intitolata La cosa in sé senza veli, dove, tra i vari tipi di sublime, accanto al sublime della natura si introduce anche la nozione di «un sublime umano, e in seno a quello c’è un sublime sessuale. È la visione del sesso»; ne consegue l’inevitabile rivelazione, che la «famosa cosa in sé, das Ding an sich, la cosa così com’è realmente, il noumeno kantiano, che esiste ma di cui non possiamo dimostrare nulla» altro non è che «il Sesso». Così Botul-Pagès può affermare: «La “critica” è una terapia inventata dal dottor Kant per frustrare – non potendolo sradicare – il desiderio voyeurista. […] Questo desiderio voyeurista del sapere perennemente insoddisfatto è ciò che stimolava i saggi del secolo scorso, i quali giocavano volentieri a fare gli asceti nella loro vita professionale: nessuna donna nello studio o all’università, niente sesso, soltanto la Verità! Conosciamo bene il rovescio di tale ascetismo: il bordello». Insomma, parodia allo stato puro, satira sparsa a piene mani: eppure, qualcuno ha creduto che l’opera fosse autentica. Bernard-Henri Lévy, tanto per non fare nomi. Come a dire che lo scherzo sul «botulismo» è perfettamente riuscito.
Ultima notazione: i volumetti delle “Nugae” del Melangolo costano pochi euro, spesso meno di dieci. Il che, in questi tempi di crisi, non guasta proprio.

Francesco M. Cardarelli

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